BLEFARITI, CALAZI E ORZAIOLI

BLEFARITE: La blefarite (dal greco “Bléfaron”, palpebra e “-ite”, che indica un processo infiammatorio) è una malattia cronica del margine palpebrale, causa molto comune di fastidio ed irritazione oculare. Il coinvolgimento palpebrale è di solito bilaterale e simmetrico. Le blefariti possono essere suddivise in blefarite anteriore e blefarite posteriore, anche se è spesso presente una sovrapposizione delle due forme. La scarsa correlazione tra sintomatologia avvertita dal paziente e segni clinici osservati dal medico, insieme all’incerta eziologia e patogenesi, contribuiscono a renderne spesso difficile la gestione.
 La blefarite anteriore colpisce l’ area che circonda la base delle ciglia e può essere di origine stafilococcica o seborroica. La prima è considerata il risultato di un’ anomala risposta cellulare ai componenti della parete cellulare dello Staphylococcus Aureus, possibile responsabile anche dell’ “occhio rosso” spesso associato. La forma seborroica risulta invece spesso associata a malattie sistemiche, come la rosacea, la dermatite seborroica, alterazioni/intolleranze alimen­tari (diabete, insufficienza epatica, ali­mentazione sregolata), o malattie oculari, come sindromi secchezza oculare, calaziosi, etc. La dermatite seborroica può essere associata a sintomi di prurito del cuoio capelluto, desquamazione e a pelle grassa.
La blefarite posteriore, invece, risulta causata da una disfunzione delle ghiandole del Meibomio e da alterazioni del loro secreto, il Meibum. Le ghiandole del Meibomio, indispensabili per la formazione dello strato lipidico esterno del film lacrimale, quando colpite da disfunzione, non rilasciano il loro secreto in modo ottimale sul film lacrimale. Pertanto la “qualità delle lacrime” risulta alterata ed avviene una maggiore instabilità ed evaporazione delle stesse con conseguente irritazione e sensazione di corpo estraneo a livello oculare.
E’ descritto infatti in Letteratura scientifica che la maggior parte delle forme di occhio secco risultano associate a questa frequentissima condizione del bordo palpebrale.
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Indipendentemente dalla causa, la blefarite è secondaria alla colonizzazione batterica delle palpebre che si traduce in invasione diretta microbica dei tessuti, delle ghiandole e dei follicoli con liberazione di tossine batteriche, prodotti di scarto, ed enzimi associata alla risposta immunitaria ed infiammatoria del paziente. La condizione è più tipicamente un decorso cronico con esacerbazioni intermittenti ed eruzioni di malattia sintomatica.
Sintomatologia tipica: prurito ed arrossamento del bordo palpebrale, irritazione, sensazione di corpo estraneo formazione di squamette e detriti alle radici delle ciglia, fotofobia, talvolta lacrimazione e a volte disturbi visivi a cui si possono associare formazione di orzaioli calazi e blefarite posteriore. Tali sintomi sono spesso improvvisamente precipitati dalla permanenza in luoghi fumosi, secchi, ventosi o condizionati.  

Nella più comune forma stafilococcica (secca), la ble­farite è caratterizzata dalla presenza di squamette sottili, furfuracee al bordo palpebrale e sulle ciglia, (una volta asportate si riformano prontamente) mentre forma seborroica (oleosa), più frequentemente associata a calazi e orzaioli, oltre al rossore ed al gon­fiore del bordo palpebrale, sono presenti scagliette untuose, ciglia conglutinate a ciuffetti e secrezioni di aspetto grumoso e schiu­moso.

TERAPIA DELLA BLEFARITE
La blefarite è una malattia cronica che richiede da parte del paziente un impegno sistematico a lungo termine. L’accurata igiene del bordo palpebrale ed in particolare delle radice delle ciglia e dello sbocco delle ghiandole di Meibomio rappresentano i cardini del trattamento della blefarite. Il paziente deve essere conscio che tale pulizia dovrà essere eseguita per periodi molto prolungati di tempo. Questo gli consentirà di raggiungere uno stato di benessere con minime dosi di farmaci. Infine, tra i consigli utili per chi soffre di blefarite, è importante ricordare un’ade­guata igiene di vita: corretta alimenta­zione ed una migliore funzionalità gastrointesti­nale, possibilmente limitare od eliminare il fumo e il con­sumo di alcool ed infine proteggersi con occhiali da sole negli ambienti inquinati (possibilmente avvolgenti). L’uso occhiali avvolgenti consente, oltre alla protezione dalla radiazione luminosa e dalle polveri e dai pollini, di ricreare parzialmente un microclima tra la lente e la superficie oculare che rallenta l’evaporazione delle lacrime riducendo la sintomatologia che si associa alla blefarite.
Se in Letteratura classica veniva indicata come condizione non curabile, studi recentissimi dimostrano il contrario. Già parecchi anni fa cominciarono studi da parte di un medico americano, il Dott. Rolando Toyos, che per caso scopri miglioramenti netti dei disturbi associati a blefarite ed occhio secco mentre effettuava ringiovanimento viso mediante luce pulsata.
Dopo tale grandiosa scoperta, fu finanziata una ricerca in questo campo, e per primo mise a punto tecnologie basate su luce pulsata per trattare le palpebre.
Dopo anni di studi validati da altissime percentuali di successo, molte macchine vennero sul mercato. Da maggio 2017 lo Studio Brusasco oggi è dotato dell’ ultima tecnologia di luce pulsata (IPL) con sistema di raffreddamento che permette un trattamento indolore da parte del paziente e con manipolo dedicato alle palpebre permette di applicare un protocollo in grado di risolvere la maggioranza dei problemi di occhio secco connesso a blefariti, una volta ritenute incurabili.
IGIENE PALPEBRALE
Un’accurata igiene palpebrale mediante detersione dei bordi palpebrali e della radice delle ciglia gioca un ruolo fondamentale nel controllo della blefarite:
  1. Utilizzare delle compresse di cotone caldo umide, (far bollire un litro d’acqua per 15‘ minuti con dischi di ovatta dentro) o delle garze calde imbevute di acqua o le salviette sterili detergenti (calde) prescritte e lasciare 15 minuti sulle palpebre chiuse, magari esercitando un massaggio verso la rima palpebrale (per facilitare l’evacuazione delle ghiandole di Meibomio). Lo scopo è quello di ammorbidire la secrezione solidificata facilitando il distacco delle squame ciliari e di rimuovere i detriti palpebrali.
  2. Detersione dei bordi palpebrali e della radice delle ciglia che si deve effettuare tirando la rima palpebrale a palpebre chiuse con un dito verso l’orecchio e strofinando energicamente la radice delle ciglia (come nelle foto sotto), con la salvietta detergente – dall’angolo palpebrale vicino al naso sino a congiungersi con l’altro dito, rimuovendo completamentente le secrezione ed i detriti alla base delle ciglia, la forfora, e le squamette qui presenti.
  3. Effettuare la pulizia dei dotti delle ghiandole di Meibomio con un cotton fioc. Se correttamente eseguita tale igiene, gioca un ruolo fondamentale nel controllo della blefarite e della Meibomite quasi sempre associata, in quanto rimuove i detriti palpebrali (altrimenti colonizzati dai batteri), riduce la loro proliferazione per l’azione meccanica e battericida del detergente, libera i dotti delle ghiandole di Meibomio, consentendo una minore evaporazione e stabilizzazione del film lacrimale, che si traduce in un rapido e netto miglioramento della sintomatologia (si riducono quasi subito bruciore, prurito, arrossamento, etc)
    La detersione dei bordi palpebrali e della radice delle ciglia si effettua tirando la rima palpebrale a palpebre chiuse con un dito verso l’orecchio e strofinando energicamente la salvietta detergente dall’angolo palpebrale vicino al naso sino a congiungersi con l’altro dito rimuovendo completamentente le secrezione ed i detriti alla base delle ciglia, la forfora, e le squamette tipiche della blefarite.

Questo tipo di pulizia deve essere effettua:

  • alla sera per eliminare detriti cellulari, impurità e l’inquinamento che si sono depositate sul viso;
  • al mattino per rimuovere le secrezioni alla radice delle ciglia prodotte durante la notte e il sebo.

Possono essere associate pomate oftalmiche con associazione antibiotico/cortisonico che vengono applicate sul margine palpebrale dopo che è stata effettuata una accurata igiene palpebrale. Con il miglioramento della sintomatologia è possibile ridurre la frequenza di una così rigorosa igiene palpebrale, ma la quotidiana accurata detersione (da effettuare anche quando i sintomi della blefarite non sono evidenti), consente di rimuovere i detriti palpebrali (altrimenti colonizzati dai batteri, riducendone la loro proliferazione per l’azione meccanica e battericida del detergente), che se non eliminati riattivano il processo della blefarite.

 

CALAZIO: Il calazio è una infiammazione cronica (è un lipogranuloma) di una o più ghiandole della palpebra superiore od inferiore (ghiandole del Meibomio dal medico tedesco Heinrich Meibom 1638–1700), deputate alla secrezione della componente lipidica del film lacrimale. Ne possediamo circa 70 per occhio, presenti sia nella palpebra superiore che in quella inferiore. (Ed in teoria ognuna può essere responsabile della formazione di un calazio).

La condizione predisponente è il ristagno delle secrezioni lipidiche ghiandolare nella compagine della ghiandola stessa che si verifica in presenza di blefariti posteriori. Condizioni sistemiche predisponenti, soprattutto in caso di calaziosi ricorrenti e recidivanti, sono disfunzioni tiroidee, intestinali croniche e acne rosacea.

Le Ghiandole di Meibomio sono ghiandole dotate di un canalino di escrezione (dotto escretore) che è visibile sul bordo della palpebra (freccie gialle della foto) attraverso il quale riversano il loro secreto lipidico andando a costituire la porzione lipidica del film lacrimale, essenziale per il mantenimento della fisiologia della superficie oculare. Infatti una infiammazione cronica a carico di queste ghiandole (MGD Meibomian Glands Dysfunction) è responsabile dell’occhio secco, una delle patologie più comuni oculari e della blefarite altra infiammazione cronica delle palpebre.

L’infiammazione diffusa acuta di queste ghiandole (detta Meibomite o blefarite posteriore) è responsabile di un quadro tipico e l’evoluzione può portare ad ostruzione definitiva con formazione di depositi lipidi calcari (dacrioliti) che spesso si associa alla sindrome dell’occhio secco. Inoltre i lipidi aggregati nei dotti vengono essere degradati dalla lipasi batteriche, causando la formazione di acidi grassi liberi, che irritano gli occhi (arrossamento e prurito delle ciglia) e talvolta causano cheratopatia puntata ossia un infiammazione della cornea. dacrioliti

 

Può insorgere a tutte le età, sotto forma di un nodulo indolore che aumenta di volume. Occasionalmente potrebbe causare, quando di grosse dimensioni, una visione offuscata a causa dell’ astigmatismo provocato per compressione corneale.

Si presenta come un nodulo non dolente, rotondeggiante, all’ interno del piatto tarsale. L’ eversione della palpebra può mostrare un granuloma polipoide associato se la lesione si è accresciuta attraverso la congiuntiva tarsale.

Le cause legate all’ostruzione dello sbocco della ghiandola possono essere diverse, tra queste fattori ormonali che influenzano la densità dei lipidi secreti (p.e.gli ormoni androgeni aumentano la viscosità del sebo e inoltre le influenze ormonali sulla secrezione sebacea e viscosità potrebbero spiegare la maggior frequenza di calazi alla pubertà e durante la gravidanza), fattori alimentari (per questo è importante una corretta alimentazione con riduzione dei grassi per la prevenzione), una scarsa igiene del bordo palpebrale, fattori infiammatori come la blefarite, mentre la ricerca non ha dimostrato che l’uso di prodotti cosmetici palpebrali sia causa o possa aggravare la condizione. La ghiandola si gonfia apparendo come una tumefazione dura elastica della palpebra, mentre per degradazione dei lipidi da parte degli enzimi batterici presenti s’innesta una con reazione infiammatoria di tipo granulomatoso (con linfociti e macrofagi) che culmina nella formazione del calazio.

A volte i calazi possono essere multipli (calaziosi multipla spesso bilaterale), coalescenti fra loro interessando più ghiandole limitrofe e possono aprirsi svuotando parte del loro contenuto sia sul lato esterno, che sul lato interno della palpebra. Alcune patologie sistemiche si possono associare a calaziosi: la dermatite seborroica, l’acne rosacea, la blefarite cronica, concentrazioni elevati di lipidi nel sangue (possibile rischio di un aumento blocco delle ghiandole sebacee), la leishmaniosi, la tubercolosi, stati di immunodeficienza alcune infezione virale e carcinomi. ). La calaziosi ricorrente in un bambino o un giovane adulto dovrebbe richiedere una valutazione per congiuntivite virale e iperimmunoglobulinemia E (immunodeficienza autosomica dominante primitiva. Molto rara 1:1000000 – sindrome di Job).

TERAPIA DEL CALAZIO
Il calazio è un’infiammazione cronica benigna che evolve spontaneamente con una risoluzione positiva nel giro di 4-6 settimane nel 40-50% dei casi. La terapia ne può ridurre il decorso e migliorare la sintomatologia, ma è molto importante che i pazienti comprendano il meccanismo patogenetico suddetto e l’importanza di un’accurata igiene del bordo palpebrale e le misure di salute generali (ad esempio, dieta corretta, il riposo, la gestione dello stress,) per mantenere una buona funzione della pelle. Come detto, il calazio può drenare spontaneamente, ma più frequentemente ha un decorso remittente/intermittente con riattivazione dell’infiammazione acuta a distanza di alcune settimane e spesso può recidivare. Se il calazio è piccolo, asintomatico e poco visibile non necessita di terapia specifica, mentre un trattamento conservativo medico per le forme sintomatiche può essere il seguente:

  • principale terapia consiste nelle modificazioni dietetiche, in particolare nell’evitare gli insaccati ed altri cibi ricchi di lipidi e riduzione dell’alcool, di evitare o ridurre il caffè, cioccolato e cibi altamente raffinati, così come i cibi fritti e quelli che contengono grassi saturi
  • impacchi con compresse di garza calda (per 15 minuti 2-4 volte al giorno) associati a un massaggio energico verso il bordo palpebrale per favorire il drenaggio della ghiandola ostruita
  • detersione del bordo balpebrale (con shampoo per bambini) con cotton fioc per disostruire i dotti escretori delle ghiandole di Meibomio
  • l’uso di alcune pomate con associazione cortisonico/antibiotica 3-4 volte al dì su consiglio dell’oculista
  • protezione del bulbo oculare limitando l’esposizione UV attraverso l’uso di occhiali da sole e cappelli.

ORZAIOLO: si forma come conseguenza dell’interessamento di ghiandole a secrezione acquosa, le gh. di Zeiss. Mentre il calazio è un’infiammazione granulomatosa cronica, l’orzaiolo è un’infiammazione acuta piogenica (data quasi sempre da stafilocchi presenti sul bordo palpebrale), con leucociti polimorfonucleati (PMN), necrosi e con formazione di una pustola (una bollicina gialla di pus). Inoltre il calazio è più grande, meno doloroso, con insorgenza più lenta (alcuni giorni) rispetto all’orzaiolo. Tuttavia le due patologie possono coesistere o una condizione può provocare l’altra. Trattandosi comunque in tutte e due casi di infezioni è obbligatoria la sospensione dell’uso di lenti a contatto.

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